UNA DELIBERA DEL CDA CONSENTE DI DILUIRE IN DUE ANNI IL TAGLIO PRODUTTIVO APPROVATO PER IL 2020

15/09/2020

Il direttore del Consorzio, Stefano BerniIl direttore del Consorzio, Stefano Berni
Il direttore del Consorzio, Stefano Berni
Metà della riduzione produttiva stabilita quest’anno potrà essere posticipata al 2021.

Lo prevede una delibera del Cda che dovrà essere avvallata dall’Assemblea del Consorzio di tutela del Grana Padano Dop


La riduzione del 3% della produzione ci sarà, ma potrà essere “spalmata” su due anni, anziché impattare su un'unica annata. Il Consiglio di amministrazione del Grana Padano Dop ha dato via il libera, nella riunione del 3 settembre scorso, alla delibera che consente di rendere più soft una delle misure del Piano Produttivo approvato dall’Assemblea del Consorzio di tutela il 19 giugno scorso (con l’89% dei consensi) con l’obiettivo di riequilibrare l’offerta con la domanda di mercato durante l’emergenza coronavirus. 

Lo spiega nei dettagli il direttore generale del Consorzio di tutela del Grana Padano Dop, Stefano Berni: «Ogni caseificio che avrà superato il proprio quantitativo di riferimento potrà, quest’anno, ridurre la produzione dell’1,5% anziché del 3%, come inizialmente stabilito, posticipando al 2021 il taglio del restante 1,5%. Chi farà questa scelta dovrà comunicarla al Consorzio di tutela entro l’11 gennaio 2020. La situazione di mercato appare, infatti, oggi meno preoccupante rispetto a quella che si attendeva nei mesi successivi alla piena emergenza lockdown. Ecco perché si è offerta la possibilità  di spalmare su due anni il taglio produttivo deciso per il 2020».

Per l’approvazione definitiva della delibera occorrerà, comunque,  attendere l’Assemblea dei consorziati del prossimo dicembre.

Come si applica, tanto per fare un esempio, questa agevolazione? «Un caseificio con un punto di riferimento di 10mila forme dovrà, in base al Piano produttivo del 2020 – spiega il direttore generale Berni - produrre 300 forme in meno e fermarsi a 9.700, decurtando del 3% la produzione. Qualora venisse approvata la delibera del 3 settembre avrebbe invece la possibilità di spalmare questo quantitativo su due anni: 150 forme nel 2020 e altre 150 nel 2021. Ciascun caseificio potrà scegliere quindi la soluzione più adatta sulla base delle proprie esigenze».

Ma quanto vale l’1,5% della produzione? «Si tratta  di circa 72mila forme che non verranno prodotte – continua il direttore generale – con un doppio obiettivo: alleggerire la pressione sul mercato del latte sgravando nel contempo anche i caseifici da un aumento della contribuzione differenziata nel 2020». 

PREVISTO UN CALO PRODUTTIVO TOTALE DEL 4% IN DUE ANNI
«Chi sceglie di posticipare  - avverte però il direttore generale Berni-  dovrà tuttavia sostenere, sempre il prossimo anno, anche il taglio dell’1% che è stato stabilito per il 2021. Resta comunque l’obbligo di una decurtazione dell’1,5% nel 2020. Complessivamente, per salvaguardare la filiera del Grana Padano nella fase post-Covid-19 ogni caseificio dovrà  ridurre la produzione del 4% in due anni».

LE ALTRE MISURE DEL NUOVO PIANO DI GOVERNO DELLA PRODUZIONE 
Oltre al taglio del 3% della produzione che vale circa 145mila forme, il Piano produttivo approvato dall’Assemblea dei consorziati  (a giugno 2020) prevede il ritiro dal mercato di altre 80mila forme come sostegno agli indigenti attraverso i bandi pubblici Agea che saranno incrementati del 15-20% grazie a un contributo diretto da parte del Consorzio di tutela del Grana Padano Dop. E’ stato approvato anche l’acquisto di 120mila forme da parte del Consorzio per i mesi di novembre-dicembre 2019 e gennaio-febbraio-marzo 2020 da portare a Riserva 20 mesi e a Riserva Gold 24 mesi che saranno rimesse sul mercato alla fine dei 12-18 mesi. 
 
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