Grana Padano e Prosecco sposano la sostenibilità

10/03/2017

Il Consorzio Tutela Grana Padano promuove il marchio “Il nostro latte” per indicare la provenienza della materia prima e quello del Prosecco Doc dice stop al glifosato. Crescono così le buone pratiche di produzione a tutela di consumatori e ambiente.

Certificazioni di sostenibilità e sicurezza alimentare. I consumatori le chiedono a gran voce. Le eccellenze italiane del Made in Italy cercano di stare al passo, rassicurando sulla provenienza delle materie prime attraverso la tracciabilità della filiera produttiva e bandendo l’uso di veleni e pesticidi nelle colture e nel foraggio per gli allevamenti, e promuovendo buone pratiche di produzione con un occhio di riguardo verso l’ambiente.

Tra le buone pratiche ci sono le iniziative recenti del Consorzio di tutela del Grana Padano e del Consorzio Prosecco Doc.  

il Consorzio di tutela del Grana padano  ha introdotto la buona pratica “Il nostro latte” attraverso la quale i produttori potranno indicare sulle confezioni le aree di provenienza del latte utilizzato per la realizzazione del formaggio. «Il logo, accompagnato dalla dicitura “proviene solo da qui” – spiega Nicola Cesare Baldrighi, presidente del Consorzio – potrà essere utilizzato esclusivamente, su base volontaria, per il Grana Padano. L’immagine con sfondo giallo rappresenta l’Italia divisa per regioni e indicherà in nero le zone geografiche da cui proviene il latte utilizzato per la produzione di una determinata confezione di Grana Padano». Si tratta di un’azione mirata a valorizzare l’unicità e la qualità del formaggio, un’informazione utile al consumatore per essere consapevole del contenuto di ciò che sta acquistando.

Grana Padano è anche al centro di un altro progetto ambizioso nell’ambito della sostenibilità: Life DOP  che punta a costruire, entro il 2021, un modello di produzione più sostenibile per Parmigiano Reggiano DOP e Grana Padano DOP. L’impegno è quello di intervenire con azioni di misurazione e ottimizzazione in ogni punto della filiera di produzione: dai campi, con l’applicazione di una gestione virtuosa della produzione dei foraggi (che comprende la lotta integrata ai parassiti) all’allevamento con l’utilizzo virtuoso dello sterco animale trasformato in biogas, fino al caseificio, con il risparmio energetico.

Un analogo e forte impegno arriva dal Consorzio Prosecco Doc, che ha lanciato il Progetto DPS – Denominazione per la Sostenibilità. Si tratta di un sistema di gestione delle buone pratiche agricole – biologico e lotta integrata – alle quali affianca buone pratiche socio-economiche favorendo il confronto con le comunità locali. «La questione sostenibilità – spiega il presidente del Consorzio, Stefano Zanette – è divenuta tema imprescindibile per l’agricoltura a tutti i livelli, da quello locale a quello internazionale, dal mondo della produzione a quello dei consumatori. Ne deriva la necessità di adottare politiche chiare». La svolta importante per la produzione del Prosecco è la pubblicazione, nel Vademecum viticolo 2017 dell’impegno all’eliminazione per tutti i produttori della Denominazione Prosecco di Glifosate, Folpet e Mancozeb. «Molecole che – aggiunge –  anche se ammesse dalla normativa vigente sono ormai diventata una fonte di preoccupazione sia per le popolazioni residenti che per i consumatori». La sostenibilità ambientale è, di fatto, da anni un valore anche per il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG che, già nel 2011, ha avviato il Protocollo viticolo e che, già nel 2013 aveva già vietato l’uso del Folpet e del Mancozeb.

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