GRANA PADANO È BENESSERE ANIMALE

01/12/2017

Le accuse mosse dall’Associazione CIWF al Consorzio Grana Padano e alla sua filiera relativamente al tema del benessere animale, ci lasciano molto perplessi sia per la modalità violenta con cui sono state scagliate sull’opinione pubblica sia per l’infondatezza dei contenuti diffusi. Accuse insostenibili sotto ogni punto di vista, che non fanno onore alla deontologia professionale di chi dovrebbe, attraverso un’inchiesta degna di questo nome, lavorare per informare correttamente e senza interpretazioni faziose, il pubblico e i consumatori. In questo caso, purtroppo, stiamo assistendo ad una gogna mediatica basata sulla disinformazione e sull’allarmismo, che sta fornendo un’immagine distorta della realtà, attaccando un sistema di valori e di produzione con origine millenaria, che ha nel tempo conosciuto una continua evoluzione sotto ogni profilo e che si è guadagnato con fatica ed impegno quotidiani il rispetto ed il consenso internazionali. Parliamo in questi termini con sincera amarezza, poiché non capiamo il senso di tale triste spettacolo, che non danneggia ingiustamente solo l’immagine del Grana Padano o del Parmigiano Reggiano, ma dell’intero sistema Paese, che fonda sul made in Italy il proprio successo nel mondo.
 Una modalità di ‘fare notizia’ che non si sposa, ribadiamo, con chi desidera realmente fornire un servizio utile al consumatore. Le informazioni contenute nei materiali diffusi sono, infatti, pretestuose e assolutamente non rappresentative di un sistema complesso e articolato, sia dal punto di vista produttivo sia da quello della distribuzione geografica, come quello del Grana Padano, costituito da quasi 4.500 allevamenti, 130 caseifici, 150 stagionatori e 40mila addetti complessivi, localizzati tra regioni diversissime tra loro per tradizione e caratteristiche pedoclimatiche come Lombardia, Piemonte, Trentino, Veneto, Emilia Romagna. Risulta evidente, pertanto, che aver individuato e ‘indagato’ solo 9 aziende all’interno di questo sistema unito a quello del Parmigiano Reggiano (che conta da solo 3mila allevamenti) si può considerare una ricerca quanto meno insufficiente per poter definire uno status generale del settore in modo realistico.
 
Da qui, lo stupore, la perplessità e la tristezza che ci hanno colpiti nel leggere le parole generiche e violente che ci descrivono come una realtà disattenta al benessere di quella che per noi rappresenta la primaria risorsa per vivere: i nostri animali. Ai signori del CIWF, sono bastati 9 allevamenti, per quanto in difetto sul tema del benessere animale, per descrivere e accusare un sistema di circa 8mila allevamenti, utilizzando parole e immagini montate ad arte per creare attorno al sistema Grana Padano e Parmigiano Reggiano un sentimento di disprezzo da parte degli utenti finali. Questa sarebbe un’inchiesta?
 
Un’inchiesta si produce con dati precisi e concreti, con dovizia di particolari, con informazioni veritiere e realmente rappresentative, ad onore del significato più elevato del termine ‘informazione’. Qui, di che dati stiamo parlando? Qualche immagine d’effetto relativa ad una parte infinitesimale del nostro mondo, molte generalizzazioni, molte opinioni ma nemmeno un serio approfondimento sull’estrema eterogeneità del sistema, sul perché si adottano determinate soluzioni di allevamento, su altri mille dettagli che raccontino la verità. Per colmare questa lacuna, possiamo forse essere d’aiuto all’Associazione CIWF con le precisazioni che seguono, sperando di fare cosa gradita.
 
Come già detto, il ‘sistema Grana Padano’, da sempre, pone grande attenzione alla qualità della produzione ed alle modalità con cui si opera quotidianamente per offrire tale qualità, garantendo al consumatore un prodotto sano e genuino. La qualità non si costruisce da un giorno all’altro, ma si ottiene investendo costantemente impegno e risorse nella ricerca e nell’applicazione di azioni che rispettino le norme vigenti in materia, e che valorizzino ogni aspetto delle fasi produttive, dalla stalla al caseificio, fino alla stagionatura. Parte proprio dalla stalla il percorso per la produzione di Grana Padano e solo un latte di qualità, che si ottiene esclusivamente da vacche sane e ben tenute, consente di ottenere un prodotto di qualità. Le quasi 4.500 stalle che conferiscono latte ai caseifici produttori di Grana Padano, questo lo sanno, e il Consorzio di Tutela pone grande attenzione a questo fattore di sensibilità e rispetto, chiedendo con decisione ai caseifici consorziati di raccomandare alle stalle conferenti, comportamenti rispettosi del benessere animale e procedure di produzione virtuose.
 
Pertanto respingiamo le accuse di chi vorrebbe far passare il messaggio secondo cui il Consorzio Grana Padano non avrebbe a cuore il benessere animale delle vacche che producono il latte per il formaggio.
 
Anzi, è l’esatto contrario. Infatti, l’Assemblea di tutti i soci del Consorzio Grana Padano, già il 21 Aprile scorso ha deliberato, quando sarà concluso l’iter approvativo da parte del Mipaaf e della UE delle modifiche del disciplinare (già in corso dal 2014), di introdurre un dispositivo che imponga e misuri il benessere animale in modo definito, individuando criteri finalizzati alla cura, allo stato di salute, alla libertà di movimento, all’accesso al cibo e all’acqua e alla possibilità di pascolo. Verrà introdotta una misurazione con livelli di insufficienza che escluderà la stalla dal circuito Grana Padano e che cercherà in tempi ragionevoli di tendere all’ottimo per tutti gli allevatori. In merito all’alimentazione, il foraggio ed il mangime destinato agli animali, ai sensi del disciplinare di produzione, provengono quasi interamente dalla zona di produzione del Grana Padano DOP, quindi in aree del Nord Italia dove sono noti i divieti alle colture OGM. Solo la soia, che comunque rappresenta una parte minimale della razione giornaliera, se d’importazione potrebbe essere OGM.
 
Quanto al ‘Pascolo zero’: la monticazione estiva ed il pascolo del bestiame rappresentano una pratica dell’attività agricola tradizionale dell’area alpina, sviluppatasi come soluzione per ottimizzare le risorse foraggere e di manodopera dell’azienda. Tale pratica ha sicuramente lati positivi e, infatti, dopo aver attraversato un periodo di declino, è stata molto rivalutata ed è ad oggi molto utilizzata per lo più da allevamenti che hanno la propria sede in montagna dove si allevano razze idonee. Circa il 15% degli allevamenti che conferiscono il latte ai Caseifici soci del Consorzio Grana Padano utilizza l’alpeggio ed il pascolo come pratica irrinunciabile, si pensi in particolare agli allevamenti con sede nelle zone pre-alpine e, ovviamente, alpine della Lombardia, del Veneto, del Trentino Alto Adige. Almeno un altro 10% di stalle di pianura vanno al pascolo e un ulteriore 30% ha il paddock all’aperto dove se vogliono possono stabulare liberamente. In pianura la situazione non può che essere differente per tradizione, cultura e natura dell’allevamento (tipologia di alimentazione, di stabulazione, distanza dagli alpeggi e pascoli, tipologia di razze allevate).
 
In particolare, la razza da latte tipicamente di pianura è la Frisona, che si è comunque diffusa anche in montagna con la trasformazione di molte aziende alpine sul modello delle pianure più efficienti da un punto di vista produttivo. Diversi allevatori portano anche le Frisone in alpeggio. Infatti, anche la Frisona può adattarsi abbastanza bene all’alpeggio purché “allenata” sin dall’età giovanile a frequentarlo e purché le condizioni siano favorevoli (distanze, pendenze, rocciosità contenute, buona produzione quanti-qualitativa dei pascoli).
 
Diversamente gli stress cui il bestiame può andare incontro sono tali da incidere negativamente sul benessere per cui si perde completamente il senso stesso di idea di benessere legata al pascolo su prati verdi (solo per citare un esempio, si può andare incontro ad eccessivo dimagrimento. Per ovviare spesso gli allevatori sono costretti a somministrare anche in alpeggio mangimi ed altri alimenti tipici dei sistemi intensivi con il rischio di stravolgere il significato dell’alpeggio e di compromettere il buon utilizzo dei pascoli). Le vacche in lattazione tendono a non uscire agevolmente perché trovano più comodo alimentarsi e abbeverarsi in stalla dove si possono anche coricare sulle lettiere in paglia già predisposte. Le manzette e gli animali in asciutta invece sono più propensi ad uscire al pascolo. Nessun animale comunque, quando fa molto caldo in estate, tende ad uscire perché preferisce gli ambienti ombreggiati e spesso rinfrescati da ventilatori con nebulizzatori così come non ama uscire in inverno quando c’è nebbia e il terreno è bagnato perché affonda con gli zoccoli, fatica a muoversi ed è infastidito dall’umidità.
 
Applicazione del disciplinare del CReNBA. La protezione degli animali da reddito in allevamento ed il loro benessere da sempre rappresentano obiettivi prioritari del legislatore europeo e nazionale. Già con il Trattato di Lisbona l’Europa ha riconosciuto gli animali come “esseri senzienti”. Da allora il legislatore ha provveduto ad emanare norme cogenti (non facoltative) per il rispetto del benessere animale. Come è noto, tutti gli allevatori sono tenuti, pena l’esclusione dai pagamenti dei premi assicurati dalla Politica Agricola Comune (PAC) e dai finanziamenti dei Programmi di Sviluppo Rurale (PSR) nonché l’applicazione di sanzioni, a rispettare quelle che vengono definiti BUONE PRATICHE DI ALLEVAMENTO E AGRICOLE (BPA). Il citato disciplinare del CReNBA, elaborato dal Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale del Ministero della Salute, rappresenta delle linee guida facoltative che danno indicazioni rispetto alla valutazione del livello di benessere animale tenuto da un allevamento e si basa sul progetto di ricerca European Welfare Quality®, sulle indicazioni contenute nella bozza normativa sul benessere del bovino adulto discussa a Strasburgo nel triennio 2007-2009 e sulle più importanti e rilevanti pubblicazioni in materia di benessere animale susseguitesi negli ultimi 10 anni.
 
Gli allevamenti del Consorzio Grana Padano non solo seguono queste linee guida facoltative, ma fanno di più. Rispettano le norme esistenti e vanno oltre. Si evidenzia che il legislatore nazionale ha varato il “piano nazionale per il benessere animale (PNBA)” per ottemperare alle disposizioni previste dalle norme nazionali e comunitarie e per rendere uniformi le modalità di esecuzione e la programmazione dei controlli, migliorando nel contempo anche la formazione dei medici veterinari e degli allevatori sulle essenziali tematiche di benessere animale. Pertanto tutti gli allevatori inseriti nella filiera del Grana Padano rispettano quanto previsto dalle norme cogenti, sono sottoposti regolarmente a controlli da parte dei competenti organi (veterinari delle ATS) al fine di verificare che osservino le disposizioni vigenti e siano adeguatamente “formati”, fornendo indicazioni ai fini di un costante miglioramento delle pratiche di allevamento per un maggior benessere animale.
 
La tutela del benessere degli animali, sancito come principio fondamentale della Società e primo impegno del Consorzio del Grana Padano, migliora le performance produttive, la qualità del prodotto, la sua salubrità, garantisce la tutela del consumatore, coincide con gli interessi economici dell’allevatore e del sistema Paese. Per questo l’impegno congiunto di tutti gli attori della filiera Gran Padano è costantemente orientato ad aumentare il livello di tutela del benessere, andando nella gran parte dei casi molto oltre il rispetto dei requisiti minimi previsti dalla norma, dato che il benessere della mandria rappresenta per la filiera Grana Padano la “conditio sine qua non” per produrre un prodotto di eccellenza che soddisfi il mercato nell’interesse di tutti, partendo dai consumatori e arrivando ai produttori.
 
Nel 2014, un progetto di ricerca sul benessere animale che ha coinvolto 134 allevamenti estratti a campione, realizzato in collaborazione anche con il Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale (CReNBA), facente capo all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna (IZSLER), ha rilevato che il 71,6% delle stalle valutate in termini di rispetto dei requisiti che assicurano la tutela del benessere animale ha totalizzato un punteggio classificabile come ottimo (punteggio pari a 151,23 punti su un massimo di 199,53). Il CReNBA recentemente ha messo a punto un sistema di valutazione del benessere animale incluse le bovine da latte, presentato ufficialmente a Roma il 21 gennaio 2014 presso il Ministero della Salute in presenza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, alcuni Istituti Zooprofilattici nazionali, Associazioni di categoria, Federazione nazionale ordini veterinari italiani (F.N.O.V.I.) e alcune Regioni. Il sistema di valutazione del benessere della bovina da latte messo a punto, è consultabile in dettaglio sul sito dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna (IZSLER).
 
In sintesi, dal manuale citato si riporta che il metodo si basa sull’analisi di due gruppi di dati: quelli collegati ai pericoli che derivano dalle condizioni ambientali (management, strutture, attrezzature e condizioni microclimatiche) e quelli collegati agli effetti avversi (conseguenze di benessere) che gli animali vivono a causa dell’esposizione a uno o più dei pericoli citati. Nella scelta degli aspetti da sottoporre a valutazione il CReNBA ha puntato su quelli maggiormente supportati scientificamente, privilegiando le rilevazioni oggettive e facilmente misurabili, potendo così anche confrontare i diversi allevamenti sulla base delle stesse valutazioni, garantendo la maggiore oggettività della valutazione delle condizioni di benessere in cui vivono gli animali.
 
E’ noto che il management aziendale (che comprende tutte quelle operazioni che coinvolgono gli addetti agli animali) è fondamentale per il benessere animale e contrariamente a ciò che si potrebbe pensare istintivamente, ha maggiori effetti sulle condizioni di benessere degli animali, rispetto alle caratteristiche strutturali dell’allevamento stesso. Inoltre il CReNBA, al fine di definire che gli animali in un allevamento godono mediamente di buona salute, ha stabilito criteri specifici prendendo in considerazione che, situazioni particolarmente gravi rispetto ai requisiti di legge, anche se per un solo animale, non permettono di definire allevamento in buone condizioni di benessere. 
 
La nostra scelta è stata quella di avvalersi della collaborazione di un istituto nazionale, indipendente e competente che basa il proprio lavoro su fonti normative e studi scientifici al fine di evitare di confondere le reali condizioni di vita e necessità, con le nostre aspettative. Portiamo inoltre alla vostra attenzione che è molto importante che la valutazione del benessere animale sia effettuata da personale esperto e formato come lo sono i veterinari appositamente formati dal CReNBA.
 
Come è ben comprensibile siamo attenti a questo argomento e saremmo molto interessati a capire su quali basi il CIWF definisce le condizioni di benessere per le bovine da latte. Basi, queste, che saranno sicuramente il frutto di fonti assolutamente comprovate come i riferimenti presi in considerazione dall’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia ed Emilia Romagna.
 
La moderna zootecnia da latte di pianura: oggi la maggioranza delle aziende da latte di pianura, per ragioni di efficienza, fa ingenti investimenti anche grazie al contributo che arriva dai PSR per migliorare sempre più la sostenibilità ambientale, l’efficienza energetica, fornire agli animali le migliori soluzioni a tutela del loro benessere realizzando un moderno allevamento di vacche da latte a ciclo chiuso dotato di tutte le più moderne tecnologie di risparmio e benessere attualmente disponibili. A tal fine ormai la maggior parte degli allevamenti che fanno capo alla filiera del Grana Padano affrontano la sfida del mercato attraverso:
 
1.       produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili;
2.       abbattimento dell’azoto, fosforo e potassio nei reflui;
3.       abbattimento della CO2;
4.       recupero di calore;
5.       sanificazione dei reflui;
6.       risparmio di acqua;
7.       risparmio energetico;
8.       sostenibilità economica.
 
Gli allevatori mettono al centro della loro attività la corretta gestione della mandria, attraverso l’adozione di sistemi di valutazione automatica dei parametri morfo-fisiologici dei capi, il monitoraggio costante degli animali e l’intervento in caso di esigenza specifica del singolo capo con chiari benefici per gli animali. Gli animali sono ricoverati in cuccette, di dimensioni pari come minimo a quelle stabilite dalla norma e spesso superiori allo standard per garantire un comfort maggiore all’animale, evitare che i capi si intralcino e si diano fastidio in fase di riposo. Nelle molte strutture gli animali vengono lasciati liberi di muoversi e di alimentarsi con evidenti effetti positivi sul benessere; le stalle vengono ventilate (anche in modo naturale), garantendo una corretta circolazione dell’aria, raffrescamento in estate e riscaldamento in inverno, con evidenti benefici per gli animali; la modifica del disciplinare in corso prevede anche l’adozione di un sistema di mungitura robotizzato che consente al singolo animale di autoregolarsi nell’accesso alla mungitura con evidenti ripercussioni positive sul suo benessere poiché si rispettano le esigenze degli animali.
 
Etichettatura: grazie all’impegno del Mipaaf il settore ha ottenuto l’indicazione dell'origine in etichetta del latte, che già va nella direzione di tutelare ed orientare le scelte dei consumatori, considerato che non tutti i paesi esteri applicano le stesse norme di tutela del benessere che sono applicate in Italia. Il Consorzio Grana Padano non può che essere favorevole all’introduzione di un ulteriore sistema di etichettatura riconosciuto che consenta di trasferire al consumatore tutto l’impegno quotidiano profuso dagli allevatori nel curare in modo adeguato la salute ed il benessere dei capi bovini da latte per produrre un latte di qualità, salubre e idoneo ad essere trasformato nella DOP più importante nel panorama mondiale delle produzioni di qualità, il GRANA PADANO.
 
Il Consorzio Grana Padano, i suoi caseifici soci e gli allevatori conferenti hanno, infatti, tutto l’interesse diretto nel comunicare in modo appropriato, dettagliato ed adeguato tutto ciò che la filiera in sinergia mette in atto ogni giorno per tutelare gli animali allevati, che sono la base di partenza di una produzione locale che è in grado di coniugare la tradizione storica del Grana Padano alla modernità ed innovazione delle tecniche di allevamento rispettose dell’ambiente e degli animali.
 
Proprio per questo, abbiamo ideato un nuovo logo: "Il nostro latte", che nasce dalla volontà di soddisfare la richiesta di trasparenza sulla tracciabilità da parte del consumatore, offrendo così un'ulteriore garanzia di qualità, di unicità e di origini del latte da un territorio tutelato. Tale logo può essere utilizzato, su base volontaria, su tutte le confezioni di Grana Padano destinate sia all'Italia che all'estero da tutti i consorziati e dai confezionatori autorizzati. Il nuovo logo "Il nostro latte" è disciplinato da un regolamento che pone limiti e condizioni per la concessione alle aziende confezionatrici dell'utilizzo del logo ideato e depositato dal Consorzio per la Tutela del formaggio Grana Padano. 
 
Concludendo: purtroppo, come in ogni comparto produttivo costituito da un elevato numero di attori, talvolta è possibile rilevare difformità rispetto alle norme e al buon senso, che vanno puntualmente segnalate per consentire correttivi e azioni da parte dei soggetti preposti al controllo e alla tutela ma, qualche stalla ‘maldestra e inadempiente’, non è certo rappresentativa della media delle stalle del ‘sistema Grana Padano’. Una vacca da latte curata e quindi sana produce un latte migliore sotto ogni profilo. È quindi interesse di ogni produttore capace e intelligente prestare estrema attenzione al proprio allevamento a tutela della propria attività e, soprattutto, a garanzia per il consumatore. Le nostre vacche stanno bene, il loro latte è tra i migliori al mondo, il Grana Padano continua a rappresentare un’eccellenza italiana di cui andare orgogliosi.
 
La scommessa: potremmo, di fronte ad un notaio, estrarre a campione 100 allevamenti, per poi farli analizzare da una Commissione terza di veterinari specializzati in materia, scelti dall’Ordine dei Veterinari. Se le condizioni riscontrate daranno ragione alle tesi di CIWF e risulterà che le vacche nei nostri allevamenti sono realmente maltrattate, chiederemo pubblicamente scusa e interverremo da subito adottando provvedimenti idonei e rigorosi. Se risulterà, come siamo sicuri, che le accuse mosse al sistema Grana Padano si confermeranno infondate, dovranno essere loro a chiedere scusa a noi e a tutti gli allevatori da latte italiani per il rilevantissimo danno che ci stanno arrecando, interrompendo immediatamente questa campagna diffamatoria e rimuovendo da ogni loro canale di comunicazione ogni riferimento ad essa.
 
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