Grana Padano boom di vendite all'estero

04/11/2016

Grana Padano boom di vendite all'estero

Per i produttori di Grana Padano non si interrompe il boom delle vendite all’estero. Nei prossimi quattro anni infatti l’export di formaggi DOP crescerà ad un tasso medio annuo del 2,3%. Lo afferma un’ indagine del Centro studi e Ufficio internazionalizzazione di Confcooperative.

Il Grana Padano si conferma il formaggio DOP più consumato nel mondo e consente all’export italiano di continuare a crescere, pur se a ritmi inferiori alle attese per la frenata di altri comparti. Per i produttori di formaggi a denominazione d’origine protetta le vendite all’estero nei prossimi quattro anni cresceranno al ritmo di un tasso medio annuo del 2,3%. Un’espansione su scala mondiale a fronte del calo delle vendite in Italia, passate dagli oltre 6,9 miliardi del 2012 ai quasi 6,3 del 2015. E’ quanto sostiene un’indagine del Centro studi e dell’Ufficio internazionalizzazione di Confcooperative sui primi otto mesi del 2016. II mercato resta dominato dalla Gdo e dal traino di eccellenze come il Grana Padano DOP. A compensare le perdite sul mercato domestico è stata la crescita del valore complessivo delle esportazioni, salite nel 2015 ad oltre 2,2 miliardi di euro (quasi il 5% in più). Rilevante il peso del sistema cooperativo che, con circa 700 imprese e un fatturato di 7 miliardi, copre circa la metà dei 15,2  miliardi prodotti dall’intero settore lattiero caseario. Le sole coop hanno portato l’export, composto prevalentemente da prodotti Dop, a 560 milioni, circa il 45% del totale delle esportazioni dei formaggi a pasta dura. I maggiori incrementi, spiega Giorgio Mercuri, presidente delle coop agricole di Confcooperative, «sono previsti in Cina, con una crescita del 18%, in India con i113% in più e in Indonesia. Positive anche le prospettive in Nord America e in America Latina, anche se con numeri più piccoli, oltre che in alcuni Paesi del Medio Oriente e della Penisola Arabica». Più contenuto l’aumento nell’Europa occidentale (0,6%), mentre nei Paesi dell’Est è previsto un incremento del 2,5%.

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