ESTOTE PARATI

22/06/2017

ESTOTE PARATI

State preparati, quindi.
Oggi la situazione è positiva, il valore del latte alla stalla è adeguato, i formaggi godono di buone quotazioni, i loro derivati panna e siero volano grazie alla crescente domanda dei Paesi dell’Est e l’avversione all’olio di palma è un ulteriore, seppur piccolo, aiuto.
Tutto questo non deve però indurre a facili entusiasmi e stimolare crescite produttive di latte, nonché il riempimento eccessivo dei magazzini con formaggi a lunga stagionatura.
Ora, infatti, è il momento di impostare senza affanni il futuro e far sì che questa positività duri il più a lungo possibile, consapevoli che il più a lungo possibile non vuole certo dire per tempi lunghissimi, tantomeno per sempre.
I consumi italiani di latte, formaggi e derivati sono in calo costante, compensati da una crescita dell’export che però vede un rallentamento del trend molto performante dal 2016.
L’unico segmento che cresce, seppur molto lievemente, in Italia è quello dei formaggi duri ma esclusivamente grazie al consumo crescente di similari fatti in Italia con latte italiano, quindi di buona qualità e con certamente maggior appeal dei similari esteri.
Perciò possiamo dire di essere oggi in una situazione di sostanziale equilibrio, incompatibile quindi a crescite produttive significative e dilatazione delle scorte.
I dati invece, negli ultimi mesi, specie sul Parmigiano Reggiano e sui similari italiani, ma anche, seppur molto più limitatamente sul Grana Padano, registrano crescite destinate a far male nei prossimi mesi.
A far male per due motivi sostanziali, il primo è che queste crescite produttive sono assai superiori al trend delle vendite globali e il secondo che i prezzi sostenuti di questi mesi non agevolano certo né le esportazioni, tantomeno i consumi interni.
Che fare allora?
Occorre approfittare del positivo momento per riorganizzare con serenità e lungimiranza le produzioni di latte e di formaggi per mirare al miglioramento delle performances e non all’incremento delle quantità.
Occorre uscire velocemente dal paradigma “produco di più per ridurre l’incidenza dei costi unitari” ed entrare finalmente nel concetto “mi riorganizzo per spendere meno”. Gli studi e gli strumenti ci sono ma vengono usati poco, le linee guida per ottimizzare i costi di stalla nell’alimentazione, nei sanitari, nella rimonta, così come i costi e le performances di caseificio sono state testate e ben descritte nel progetto “FILGRANA” che invito tutti a rileggersi e che è a disposizione gratuita di tutti gli operatori.
Occorre usare questo favorevole momento per migliorare ancora, e gli spazi ci sono, la qualità del latte e del formaggio e occorre marciare decisi verso le nuove frontiere che i consumatori pretendono che sono quelle del benessere animale e del rispetto dell’ambiente.
Chi scrive ha sempre previsto e anticipato le crisi che si sono succedute ma una cosa è operare in affanno, in emergenza, come è puntualmente stato fatto quando necessitava riducendo al massimo possibile i tempi delle crisi comunque mai brevi e ben altra cosa è impostare il futuro quando la situazione è positiva e consente programmi più incisivi, a lungo respiro.
Perciò usiamo al meglio questi mesi di serenità economica del settore per trovare il coraggio di cambiare, migliorare ed essere meno vulnerabili quando torneranno le nubi. Nubi che saranno meno minacciose e più lontane se, da subito, non si eccederà con le produzioni e la propensione ad accrescere le scorte dei nostri prestigiosi formaggi stagionati.
Perché se non saremo preparati corriamo il rischio, tra qualche tempo, di farci male.
E’ più facile pensare, dire e scrivere queste cose nei momenti di crisi e più difficile farlo adesso ma è lungimirante, coraggioso e soprattutto doveroso.

Il Direttore Generale

dr. Stefano Berni

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