COMUNICAZIONE AGLI ALLEVATORI SUL PIANO PRODUTTIVO

08/08/2018

Circolare 77/18 del 08/08/2018

Il Consorzio Grana Padano decide di informare gli allevatori di quanto segue:
 
  1. Innanzitutto va rilevato che, pur essendo pienamente legittimo il fatto di manifestare idee e opinioni tese a contribuire alla definizione del Piano Produttivo (quote), come altrettanto legittimo è cercare di acquisire un consenso sulle stesse, ciò non deve far perdere di vista il fatto che i soggetti legittimati dalla normativa a proporre un piano produttivo sono esclusivamente quelli individuati dalla normativa, per cui è escluso che iniziative estemporanee di alcuni soggetti della filiera possano portare all’adozione di un Piano Produttivo;
 
  1. Ogni eventuale correttivo e/o modifica del piano produttivo andrebbe pertanto più proficuamente proposta, esaminata e discussa nelle sedi opportune, ovvero nell’ambito del dibattito e del confronto che il Consorzio instaura preliminarmente alla definizione del Piano Produttivo. Si tratta di un passaggio necessario, al quale il Consorzio non si è mai sottratto, funzionale all’avvio della raccolta delle adesioni da parte dei soggetti interessati, prevista come noto dalla normativa sopra richiamata (ovvero almeno i 2/3 dei produttori di latte o dei loro rappresentanti che rappresentino almeno 2/3 del latte crudo utilizzato per la produzione del formaggio Grana Padano e almeno 2/3 dei produttori di tale formaggio che rappresentino almeno 2/3 della produzione di Grana Padano);
 
  1. Risulta pertanto confermata la possibilità, per coloro i quali non ritenessero il Piano Produttivo proposto conforme ai loro interessi e alle loro necessità, di impedirne di fatto l’entrata in vigore, facendo in modo che i limiti minimi previsti dalla normativa di consenso al Piano Produttivo non vengano raggiunti (in termini di produttori/produzione di latte o in termini di caseifici/produzione di formaggio);
 
  1. Va peraltro precisato e sottolineato il fatto che solo le stalle iscritte nel registro della DOP Grana Padano hanno titolo e sono legittimate ad esprimersi sul Piano Produttivo Grana Padano. Pertanto, la sottoscrizione di atti riferiti al Piano Produttivo Grana Padano da parte di soggetti che non hanno titolo per farlo, sono di fatto inutili, in quanto non se ne potrà comunque tenere conto perché non in linea con quanto previsto dalla normativa e dunque illegittimi.
 
  1. Il Ministero e le Regioni interessate sono indicati dalla normativa come i soggetti deputati a ricevere, esaminare ed eventualmente approvare, il Piano Produttivo quando definito ed approvato tramite il raggiunto accordo preventivo fra tutte le parti interessate, con i requisiti minimi sopra ricordati. Non è quindi possibile indirizzare direttamente al Ministero e alle Regioni questioni od istanze relativamente ad un Piano ancora tutto da definire ed approvare. La normativa affida infatti all’apposita Commissione ministeriale il vaglio e l’approvazione di un Piano, mentre non fa alcun riferimento ad un esame preliminare di singoli aspetti. È evidente, infatti, che gli effetti del Piano produttivo possono e debbono essere valutati esclusivamente nel suo complesso;
 
  1. Quanto al merito dell’iniziativa in questione, va sottolineato che la stessa non coglie nel segno, laddove individua come elemento determinante del Piano il rafforzamento della posizione dei produttori latte nella filiera lattiero-casearia, mentre la normativa cita espressamente come obiettivo principale del Piano quello di «disciplinare la gestione dell’offerta del formaggio in questione al fine di adeguare l’offerta alla domanda»;
 
  1. Sempre riguardo al merito dell’iniziativa in questione, inoltre, occorre rilevare che la normativa prevede espressamente, fra i limiti e vincoli dei Piani Produttivi, il fatto che gli stessi non devono creare discriminazioni. Anche sotto questo profilo l’iniziativa in questione è fuorviante, in quanto la stessa crea viceversa una evidente e palese discriminazione tra le stalle della zona DOP Grana Padano che producono latte omogeneo, in quanto assegnare la quota Grana Padano alla stalla, escluderebbe una parte rilevante delle stalle e del latte dalla possibilità di essere trasformato a Grana Padano, viceversa, da sempre, si verifica un rilevante turn over annuale delle stalle stesse nel registro di quelle certificate Grana Padano. Esattamente all’opposto di quel che avviene nel comprensorio del Parmigiano Reggiano dove sostanzialmente il 100% del latte omogeneo (senza silomais) va a Parmigiano Reggiano e quindi rendendo inesistente il turn over di stalle nel registro delle stalle certificate Parmigiano Reggiano;
 
  1. Pertanto, ogni azione svolta al di fuori delle regole e disposizioni sopra menzionate è da ritenersi illegittima quindi inammissibile e di conseguenza inefficace. Sicuro invece il nocumento per la DOP, foriero di interminabili contenziosi, inevitabili richieste danni e deleterio per tutti gli operatori della filiera, e soprattutto per gli stessi allevatori.

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