BERNI: «NON AUTORIZZEREMO L’USO DEL SISTEMA DI ETICHETTATURA NUTRISCORE»

20/07/2021

Stefano Berni, <br>direttore generale Grana PadanoStefano Berni,
direttore generale Grana Padano
Stefano Berni,
direttore generale Grana Padano
Il sistema di etichettatura a semaforo non tiene conto delle indicazioni nutrizionali sulle porzioni da consumare e quindi inganna il consumatore. La cattiva informazione finisce per favorire i similari  

«I sistemi di etichettatura nutrizionali a semaforo come il Nutriscore sono fuorvianti  e ingannevoli per il consumatore. Per questo il Consorzio di tutela del Grana Padano e il suo omologo del Parmigiano Reggiano hanno deciso di non autorizzarne l’impiego sul packaging in un Cda congiunto». 

Stefano Berni, direttore generale del Consorzio di tutela del Grana Padano, sottolinea il significato di questa presa di posizione che, spiega, verrà presto deliberata anche da altri Consorzi di tutela, non solo di formaggi. 

«Spesso  i due Consorzi hanno condiviso posizioni e strategie - aggiunge -, ma non era mai successo che si riunissero in un Cda congiunto. Come prevede l’articolo 45 del regolamento 1151 del 2012  sono gli unici legittimati ad adottare provvedimenti per contrastare misure che svalorizzano l’immagine dei prodotti».

Il sistema Nutriscore è fuorviante perché si limita a classificare gli alimenti in base a una scala cromatica che va dal verde al rosso (associata ad una lettera alfabetica dalla A alla  E) calcolando le calorie, la quantità di grassi e zuccheri, senza tener conto delle quantità  da consumare e delle indicazioni nutrizionali.

«Anche se il sistema di etichettatura Nutriscore fronte pacco è volontario e in prima istanza sembrava che dovesse escludere i prodotti Dop - precisa Berni - inganna il consumatore: il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano verrebbero infatti classificati con il colore arancio. Bisogna invece considerare quali sono le quantità corrette da consumare dal punto di vista nutrizionale. Basta pensare che un piatto di pasta con 80 gr di pasta, 20 gr di olio extravergine e 20 gr di formaggio Duro Dop sarebbe, nel suo complesso, classificato come verde». La dose media di un formaggio in una pietanza può essere da 20 a 40 gr, mentre per altri prodotti, come pasta o frutta, si consumano mediamente porzioni uguali o maggiori di 100 gr.

«Senza contare che - aggiunge il direttore generale Berni - se ipoteticamente si volesse anche ridurre il contenuto di grasso e sale occorrerebbe modificare, a differenza di quanto previsto per il prodotto convenzionale, il disciplinare di produzione con un iter della durata di almeno due anni. Come Consorzio di tutela andiamo invece fieri del nostro disciplinare, risultato di una conoscenza tramandata nel tempo strettamente legata al territorio come materia prima e lavorazione».

«La cattiva informazione avvantaggia i similari»

Per le loro caratteristiche nutrizionali (prezioso apporto di calcio, acidi grassi funzionali, vitamine liposolubili, aminoacidi essenziali in una dieta sana e bilanciata) il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano sono i prodotti Dop più apprezzati dai consumatori, ma anche i più imitati da concorrenti sleali. «I “copioni” – spiega Berni - sarebbero i primi a beneficiare di questa sistema di etichettatura a semaforo. I prodotti similari sfruttano infatti la reputazione della Dop e la cattiva informazione. Non avendo regole scritte da seguire i produttori di similari non avrebbero inoltre problemi a modificare le ricette produttive».  

«Chiediamo regole capaci di garantire la distintività delle Dop» 

«Il prossimo passaggio, che sarà nuovamente condiviso dai Consorzi di tutela, aiuterà il consumatore a distinguere le Dop dai similari: attraverso Origin, l’associazione delle Dop e Igp presieduta Da Cesare Baldrighi,  chiederemo - ha continuato il direttore generale - l’approvazione di normative in grado di garantire un’effettiva trasparenza delle informazioni al consumatore».

«Sugli scaffali della Gdo sarebbe necessario, innanzitutto, prevedere - ha spiegato Berni - una netta separazione tra prodotti Dop e convenzionali. Per quanto riguarda la ristorazione dovrebbe esserci l’obbligo di indicare nei menù la lista di tutti gli ingredienti impiegati in cucina. Occorre, inoltre, contrastare la produzione di formaggi che evocano le Dop, ad esempio, nelle dimensioni intorno ai 40 kg di peso, o nelle pezzature a spicchi, come è il nostro Grana Padano. E’ ora di finirla, quindi, di produrre similari con la sola finalità di scimmiottare i nostri prodotti Dop. Il consumatore deve essere libero di scegliere ma per farlo deve essere informato correttamente».