Abbazia di Chiaravalle

La comunità dei CistercensiLa comunità dei Cistercensi
La comunità dei Cistercensi

I CISTERCENSI

L’ordine monastico cistercense nacque a Citeaux, in Francia, nel 1098. Il fondatore, Roberto da Molesme, insieme con un gruppo di compagni, voleva ripristinare l’osservanza rigorosa della regola di S. Benedetto, dal momento che le comunità monastiche benedettine dell’epoca erano contraddistinte da una certa rilassatezza di costumi. Secondo la regola benedettina la vita dei monaci doveva essere dedicata alla preghiera e al lavoro nei campi, con un’attenzione particolare alle operazioni di bonifica e di sfruttamento razionale del territorio. La scelta del luogo prevedeva la lontananza dai centri abitati e la vicinanza ad un corso d’acqua. Così nacquero le cinque abbazie madri francesi, che trovarono un’accoglienza favorevole in tutti i luoghi in cui si insediarono, dando vita a numerose abbazie minori.  
Nel 1130 in Europa iniziò lo scisma che vide contrapposti papa Innocenzo II e l’antipapa Anacleto II e re Lotario II era schierato a favore del primo, mentre re Corrado di Svevia era a favore del secondo. In questo contesto l’abate Bernardo di Clairvaux (1090-1153), personalità di rilievo, svolse un ruolo diplomatico molto importante, schierandosi a favore di Innocenzo II. 
Di ritorno dal concilio di Pisa (1135), Bernardo di Chiaravalle fu invitato dal clero a visitare la città di Milano, al fine di riportare la chiesa milanese all’obbedienza sia all’imperatore che al pontefice. 
La sua presenza contribuì alla nascita dell’abbazia di Chiaravalle, anche se egli non fu presente alla fondazione del complesso.
Il primo abate di Chiaravalle fu Brunone, amico personale di Bernardo e suo compagno di spedizioni diplomatiche.

Facciata dell'Abbazia di Chiaravalle milaneseFacciata dell'Abbazia di Chiaravalle milanese
Facciata dell'Abbazia di Chiaravalle milanese

LA CHIESA

L’abbazia di Chiaravalle venne fondata tra il 1134 e il 1135 in una zona incolta e acquitrinosa, dove erano presenti numerosi villaggi che vennero inglobati nelle proprietà del monastero. La cittadinanza milanese sostenne fin dall’inizio la fondazione dell’abbazia, donando terreni e raccogliendo i fondi necessari. Ad oggi tuttavia non si conserva nulla del primo insediamento. La costruzione della chiesa attuale venne iniziata nel 1150-60 ca. 
L’edificio, realizzato in laterizio, fu costruito a partire dal coro e dall’abside in modo da poter svolgere il prima possibile le funzioni religiose, e nel 1221 l’arcivescovo di Milano la consacrò ufficialmente l’abbazia di Chiaravalle (la chiesa). In seguito i lavori proseguirono con la costruzione del primo chiostro e, nella prima metà del Trecento, con l’aggiunta della torre nolare. Tra il 1493 e il 1497 si iniziarono a costruire la sala capitolare e il chiostro grande, mentre il campanile dell’orologio risale al 1368. 
Nel 1798 il direttorio della Repubblica Cisalpina decretò la soppressione del monastero e parte del complesso venne abbattuto. Inoltre, nel 1860-62 il complesso subì ulteriori modifiche per via della costruzione della via ferroviaria Milano-Pavia-Genova. Il Chiostro Grande, il noviziato, il dormitorio, la casa dell’abate, la sala capitolare e parte delle cappelle del cimitero vennero distrutte. Tuttavia tra il 1894 e il 1896 ebbero inizio i lavori di restauro ad opera dell’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti, che proseguirono nel 1918-20 fino a quando, nel 1923, l’abitato e l’abbazia di Chiaravalle entrarono a far parte del territorio di Milano. Nel 1952, i monaci cistercensi poterono tornare a Chiaravalle e importanti lavori di restauro sono proseguiti fino ai primi decenni del nuovo millennio.

Mulino di ChiaravalleMulino di Chiaravalle
Mulino di Chiaravalle

IL MULINO

Situata all'interno del complesso monastico, la suggestiva struttura medievale del Mulino di Chiaravalle è un antico luogo di macinazione delle granaglie oggi divenuto centro polifunzionale di educazione alla sostenibilità.
Il Mulino di Chiaravalle fu edificato nel XII secolo (il primo documento che ne certifica l’esistenza e l’utilizzo risale al 1238). In origine era dotato di ruote in legno di rovere, oggi andate perdute, che venivano mosse dalle acque del canale Vettabbia. In questo modo venivano messe in moto mole di pietra granitica che macinavano le granaglie, che poi venivano raccolte nella vasche ancora conservate al piano terra. Oggi il Mulino si affaccia su un ampio giardino cintato che ospita un orto e al suo interno è composto da locali di epoche diverse, raggruppati intorno all’edificio originario. Il restauro del Mulino venne completato nel 2009 e consente di svolgere al suo interno diverse attività didattiche quali convegni, workshop, laboratori di erboristeria, attività ludiche per ragazzi nel periodo estivo e per le scuole durante l'anno scolastico.

L'abbazia di Chiaravalle e il suo mulino

Vista dal chiostro Abbazia di Chiaravalle milaneseVista dal chiostro Abbazia di Chiaravalle milanese
Vista dal chiostro Abbazia di Chiaravalle milanese

IL CHIOSTRO

A ridosso del fianco destro della chiesa, in corrispondenza del braccio maggiore della croce, si trova il chiostro. La sua realizzazione viene attribuita agli stessi anni della chiesa, il periodo a cavallo tra il XII secolo e il seguente. Tuttavia della struttura originale rimangono soltanto il lato addossato alla chiesa e due campate. Entrando nel chiostro, sopra la porta di accesso, si può ammirare un affresco che rappresenta la Madonna in trono col bambino, onorata dai padri fondatori dell'Ordine cistercense monaci di Chiaravalle (cistercensi). A destra la lapide che ricorda la data di fondazione dell’11 febbraio 1135 e la consacrazione del 1221. Il chiostro è caratterizzato da arcate ogivali su colonne binate, tra cui alcune presentano capitelli con motivi antropomorfi e zoomorfi. Un elemento diffuso delle abbazie cistercensi sono le colonne “annodate”, poste sul lato nord-ovest, mentre sul lato sud si trova il refettorio trecentesco. Sul fronte est del chiostro si apre la Sala Capitolare, luogo di decisioni in merito al governo dell’abbazia e dei monaci. All’interno, sui muri, sono rappresentate tre vedute di Milano: il Duomo in costruzione, il Castello Sforzesco con la torre del Filarete e un frammento del campanile di una chiesa. Viene custodita al suo interno anche l’antica pala dell’altare maggiore dell’abbazia, che raffigura l’Incoronazione della vergine con i Ss. Benedetto e Bernardo. Il pavimento della sala, caratterizzato da preziosi intarsi di marmo, proviene dal Duomo di Milano, mentre la cattedra abbaziale dalla basilica di S. Ambrogio.
Torre nolare Abbazia di Chiaravalle milaneseTorre nolare Abbazia di Chiaravalle milanese
Torre nolare Abbazia di Chiaravalle milanese

LA TORRE NOLARE

La costruzione della torre risale al 1329, due secoli dopo quella del monastero di Chiaravalle, e viene attribuita a Francesco Pecorari di Cremona. La torre, alta 56,2 m, fu realizzata in muratura piena, e con il suo complicato intreccio di piani e combinazioni rimanda allo stile tardo gotico lombardo, in contrasto con i canoni di architettura austera voluta da San Bernardo. 
E’ costituita da tre corpi sovrapposti a pianta ottagonale, ciascuno composto da tre piani. 
Le pareti sono interrotte da archetti pensili, bifore e loggette su colonnine, e la terminazione è a cuspide conica.
La cella campanaria ospita una delle più antiche campane montate a sistema ambrosiano, chiamata Bernarda, che ancora oggi viene azionata a mano dai monaci tramite una corda che arriva fino a terra. La campana suona per chiamare a raccolta i monaci per la liturgia delle ore e durante il sanctus delle messe conventuali. 
La torre venne modificata nel corso del XVIII secolo, ma grazie ad un’opera di restauro iniziata nel 1894 ad opera di Luca Beltrami e completata nel 1914 da Gaetano Moretti, poté riacquistare il suo aspetto originario. Nel dialetto milanese la torre viene chiamata “ciribiciaccola”, e di questo soprannome si trovano tracce in un’antica filastrocca dialettale. Probabilmente il termine indica la cicogna, che in passato nidificava sulla torre.

Il campanile dell'orologio dell'Abbazia di Chiaravalle milaneseIl campanile dell'orologio dell'Abbazia di Chiaravalle milanese
Il campanile dell'orologio dell'Abbazia di Chiaravalle milanese

IL CAMPANILE DELL’OROLOGIO

Il campanile dell’orologio passa piuttosto inosservato se paragonato alla torre nolare. In realtà la sua storia è molto interessante. 
La torre originale risale al 1368, e Leonardo da Vinci ce ne parla nel Codice Atlantico. 
Secondo questa fonte, all’interno la torre ospitava “L’oriolo della torre di Chiaravalle, il quale mostra luna, sole ore e minuti”. Si trattava di un orologio astronomico, progettato secondo le teorie geocentriche diffuse all’epoca, che indicava su differenti quadranti le ore, i minuti e il movimento della luna e del sole. 
Secondo alcune fonti, nei primi dell’Ottocento l’orologio  era ancora presente sulla torre campanaria anche se, dopo i saccheggi effettuati dai francesi alla fine del XVIII secolo, subì dei danni. Da allora non se ne ha più traccia. L’orologio attuale risale a metà ottocento (1826), mentre le cinque campane all’interno della torre risalgono ai primi del novecento. Le campane dell’abbazia di Chiaravalle, che vengono azionate manualmente, sono dedicate ai santi Angeli di Dio, ai fedeli defunti, a san Pietro apostolo, alla Beata Vergine del Santo Rosario e al Sacro Cuore di Gesù.

Navate interne dell’Abbazia di Chiaravalle milanese (sopra)<br>Coro dell’Abbazia di Chiaravalle milanese (sotto)Navate interne dell’Abbazia di Chiaravalle milanese (sopra)
Coro dell’Abbazia di Chiaravalle milanese (sotto)
Navate interne dell’Abbazia di Chiaravalle milanese (sopra)
Coro dell’Abbazia di Chiaravalle milanese (sotto)

L’INTERNO DELL’ABBAZIA

L’interno della chiesa presenta una pianta a croce latina, con transetto e abside rettilinea  e struttura a tre navate, separate da archi a tutto sesto poggianti su pilastri cilindrici, privi di capitello. La navata centrale è quella dalle dimensioni maggiori, ed è costituita da quattro campate, mentre le navate laterali sono suddivise in otto campatelle. Il presbiterio presenta una forma quadrata e ospita l’altare maggiore (1689) e la cattedra abbaziale intarsiata nel 1576 da Gottardo con La madonna del latte nel pannello centrale e i due santi Benedetto e Bernardo in quelli laterali. Il coro coincide invece con la quinta campata della navata centrale, e fu realizzato in legno di noce da Carlo Garavaglia, maestro del barocco (1645-1649), mentre nei pannelli degli stalli sono rappresentati Episodi della vita S. Bernardo.  
Sul tiburio, costituito da una struttura a pianta quadrata, si innesta un tamburo ottagonale sorretto da pennacchi, mentre la cupola presenta una suggestiva decorazione che riprende la volta celeste. Distogliendo lo sguardo dalla cupola si possono ammirare i transetti. Quello di destra presenta tre cappelle, la prima dedicata a San Bernardo di Chiaravalle, la seconda alla Passione e la terza a San Benedetto. Inoltre, in corrispondenza del transetto meridionale si trova la sacrestia, nata nel 1412 come piccola cappella e successivamente ampliata e rimaneggiata a partire dal 1637 fino al 1708. Infine il transetto sinistro con le sue cappelle risalenti al XII secolo, dedicate alla Maddalena (1582), a S. Stefano e al Rosario.

Affreschi dell'Abbazia di Chiaravalle milaneseAffreschi dell'Abbazia di Chiaravalle milanese
Affreschi dell'Abbazia di Chiaravalle milanese

L’ARTE E GLI AFFRESCHI ALL’INTERNO DELL’ABBAZIA

Secondo i canoni edilizi voluti da San Bernardo, inizialmente vennero banditi gli sfarzi e fu vietata la decorazione pittorica. Tuttavia, nei secoli che seguirono la costruzione dell’abbazia, furono apportati grandi cambiamenti e Chiaravalle divenne un luogo prezioso per la storia dell’arte. Ad oggi infatti possiamo ammirare sulla controfacciata il principale ciclo di affreschi della chiesa (1613-1616) realizzato da Bartolomeo Roverio e dai fratelli Giovanni Battista e Giovanni Mauro della Rovere. Le scene raffigurate celebrano la storia cistercense e sono distribuite nei punti principali dell’edificio: la fondazione dell’abbazia, l’allegoria femminile della chiesa con L’antipapa e i Milanesi inginocchiati al suo cospetto, i cittadini fuori da Porta Romana che offrono il modello della chiesa al santo, un gruppo di artigiani impegnati nella costruzione dell’edificio e due miracoli operati dal religioso borgognone durante la sua permanenza a Milano (la guarigione di un bambino e un esorcismo). Le navate laterali sono prive di decorazione pittorica, ma vi si trova un busto in marmo di S. Bernardo del XVII secolo. Sulle pareti del presbiterio sono raffigurate due visioni avute da S. Bernardo: la Lactatio Bernardi e il Sogno della notte di Natale mentre sulla volta (1572) i Quattro evangelisti e nelle vele Angeli musicanti. Le pareti laterali del coro (1613) presentano due affreschi del Genovesino: le Visioni di San Bernardo: Gli Angeli rispondono al te deum a destra e Gli Angeli prendono nota con inchiostro d’oro, d’argento e nero del fervore dei cistercensi salmodianti a sinistra. Andando avanti verso la cupola si possono notare i dipinti che decorano la base degli spicchi che raffigurano i quattro Evangelisti e i Dottori della Chiesa Latina. Tra le finestre del tiburio sono invece rappresentate sedici figure di santi, mentre scendendo con lo sguardo ci troviamo di fronte alle Storie della vergine. Databili intorno a metà del ‘300, sono opera probabilmente di Stefano Fiorentino, allievo di Giotto. Straordinari nella loro raffinatezza compositiva, rappresentano un tema unico: il transito di Maria in cielo, comprendente le scene dell’annunciazione a Maria della sua morte ad opera dell’arcangelo Gabriele, la deposizione del suo corpo nel sepolcro e la successiva Assunzione in cielo in amore e corpo. 
Il transetto di destra presenta l’ Albero genealogico della famiglia cistercense, e sulla stessa parete si trova la scala che porta all’antico dormitorio; sopra di essa la Madonna con bambino e Angeli, capolavoro del grande maestro rinascimentale Bernardino Luini (1512). Ancora nel transetto di destra possiamo ammirare l’ Apparizione di Maria a S. Bernardo , l’Erezione del cenobio di Cîteaux, S. Bernardo e Angeli musicanti e Davide che placa l’ira di Saul. Il transetto sinistro invece presenta i seguenti affreschi: Bernardo di Poblet ucciso da un musulmano di Spagna di cui aveva convertito la sorella, San Tomaso Becket, arcivescovo di Canterbury, assassinato nella cattedrale dai soldati del re d’Inghilterra Enrico II, l’Incoronazione della Vergine, Due monache cistercensi che presentano anime beate a S. Bernardo, il Martirio di monache cistercensi in Polonia e  il Martirio dell’abate Casimiro e dei monaci di Olivia in Prussia.

Abbazia di Chiaravalle

DRENAGGIO DELLA PALUDE

Come accennato in precedenza, i monaci cistercensi erano soliti scegliere dei luoghi con caratteristiche molto particolari per poter dare vita ad un’abbazia. Le due caratteristiche fondamentali dovevano essere l’isolamento del luogo rispetto ai centri abitati e la presenza di un corso d’acqua. 
L’abbazia di Chiaravalle oggi sorge all’interno del Parco Agricolo Sud Milano appena fuori da Porta Romana, in prossimità del Vettabbia, un corso d’acqua che risale all’epoca della dominazione romana. Tuttavia, negli anni in cui venne costruita l’abbazia, la città era circondata da un’enorme palude, che secondo alcune fonti era di proprietà della famiglia degli Archinti. Lo sfruttamento agricolo del territorio fu possibile solo grazie all’opera di bonifica realizzata dai monaci cistercensi con il vivo sostegno delle autorità e della comunità milanese, al punto che nel 1220 Federico II di Svevia garantì all’abbazia il controllo del corso d’acqua e l’esenzione dal pagamento di dazi e gabelle. Anche per questo motivo fu possibile proseguire nell’opera di bonifica e di risanamento della terra. 
Inizialmente le acque del Vettabbia furono convogliate con opportune canalizzazioni e vennero scavati fossati e costruiti argini. Una volta prosciugata la terra, occorreva provvedere alla giusta irrigazione e quindi al giusto dosaggio richiesto dalle stagioni e dalle colture.
Nella vita monastica svolse sempre un ruolo importante il lavoro manuale, al quale la regola benedettina si richiamava espressamente, e presto i monaci cistercensi divennero noti in tutta l’Europa medievale per la loro dedizione e le loro abilità tecniche.

Abbazia di Chiaravalle

COLTIVAZIONE DELLA TERRA

L’importante lavoro di bonifica svolto dai monaci cistercensi rese possibile la coltivazione di terreni un tempo malsani e acquitrinosi. La dedizione al lavoro nei campi e il recupero delle zone paludose fu una caratteristica comune a tutte le abbazie cistercensi che grazie alla massiccia rete di comunicazione che collegava i monaci tra di loro poterono scambiarsi le conoscenze tecniche e adottare gli stessi sistemi anche a distanza di molti chilometri.
L’innovazione che più di tutte contribuì alla prosperità dei terreni negli anni che seguirono l’operazione di bonifica fu il sistema della marcita, utilizzato dai monaci per la coltivazione del foraggio. Il sistema, che presto si diffuse in tutta la Val Padana, consiste nel mantenere permanente l’irrigazione del terreno per permettere all’erba, protetta dalla temperatura dell’acqua, di crescere anche nei mesi invernali. 
Questa tecnica consentiva di operare numerosi tagli di foraggio all’anno e procurava nutrimento in abbondanza per gli animali da allevamento.
Ben presto l’abbazia di Chiaravalle milanese divenne una vera e propria azienda agricola, con una gamma di prodotti molto vasta: latte, latticini, verdure, vino.   
Anche al giorno d’oggi i monaci si dedicano alla preghiera e al lavoro nei campi, e all’interno dell’abbazia si trova una bottega dove è possibile acquistare i loro prodotti: cosmetici, dolci, vino, prodotti da forno e molto altro. 

Abbazia di Chiaravalle

STORIA DELLA PRODUZIONE NELL’ABBAZIA DI CHIARAVALLE: L’ INIZIO

L’abbondante produzione di foraggio, utilizzato come nutrimento per gli animali da allevamento, comportò una maggiore produzione di latte da parte delle mucche, al punto che i monaci dovettero inventare un sistema di conservazione. 
Storicamente questo fatto è molto interessante, dal momento che nel medioevo gli uomini erano condizionati dal clima e dall’ambiente in cui vivevano e non potevano che seguire i ritmi naturali e le leggi biologiche. Per quanto riguarda l’agricoltura e l’allevamento, questo significava sottostare alle stagioni e accettare i cibi che la natura offriva di mese in mese. 
Le tecniche di conservazione erano ancora agli albori e limitate a procedimenti molto semplici (essiccatura al sole o salatura): il latte doveva essere consumato il giorno stesso della mungitura e i formaggi non duravano molto di più. 
Dopo qualche attenta riflessione e un pò di esperimenti i monaci dell’abbazia maturarono l’idea di cuocere a lungo il latte, aggiungendo un po’ di caglio e successivamente sottoponendolo a salatura. Così nacque il formaggio a pasta dura: questo “cacio” ruvido e consistente iniziò ad essere prodotto nelle caldaie dei monasteri che divennero così i primi veri e proprio caseifici della storia. Sotto l'attenta guida dei monaci cominciarono a diffondersi alcune figure professionali nuove, i casari, esperti appunto nell'arte della produzione del formaggio.
In virtù della sua lunga stagionatura i monaci chiamarono questo nuovo formaggio "caseus vetus" ovvero "formaggio vecchio", per sottolineare ciò che lo distingueva da altri formaggi di tradizione precedente che, in quanto freschi, venivano consumati rapidamente.
Tuttavia la gente delle campagne, che non aveva dimestichezza con il latino, preferì chiamarlo "grana" in virtù della sua pasta compatta punteggiata di granelli bianchi, ovvero piccoli cristalli di calcio residui del latte trasformato. A seconda delle province in cui viene prodotto gli si venne accostando il termine che ne indica la provenienza. Tra i più citati si trovano il lodesano, considerato da molti il più antico, il milanese, il piacentino e il mantovano. La fama del "grana" prodotto nella zona padana si consolidò nel tempo e ben presto esso divenne un formaggio pregiato, protagonista dei banchetti rinascimentali di principi e duchi. Tra le testimonianze documentate, se ne trova riferimento in una missiva di Isabella d'Este, consorte di Francesco II Gonzaga e marchesa di Mantova, che inviò il rinomato formaggio in regalo ai suoi familiari, signori del ducato di Ferrara. Era il 1504.
Grazie alle sue ricche proprietà nutritive, alla sua lunga conservazione e alla non alterabilità delle sue caratteristiche alimentari e di gusto, il "formai de grana" divenne un importante alimento della gente di campagna, soprattutto durante le terribili carestie.

Il "Grana Padano" divenne così espressione di un'intera cultura sociale ed economica, trasversale alle sue classi, apprezzato sia dai ricchi e dai nobili, avvezzi ormai a una cucina piuttosto elaborata e raffinata, sia dai poveri, le cui ricette quotidiane sono molto più semplici, ma tradizionali.
 

Abbazia di Chiaravalle

STORIA DELLA PRODUZIONE: DAI PRIMI DEL ‘900 AD OGGI

In tempi molto più vicini a noi, l'evoluzione della cultura gastronomica e delle pratiche alimentari sollecitò l'esigenza di definire con chiarezza le caratteristiche e le particolarità di molte preparazioni considerate espressione della tradizione e della storia più o meno antica. Nacque così l'idea di trasformare quello che era il nome "generico" di un formaggio tipico, in un nome proprio, in grado di designare un formaggio unico e inimitabile. Emerse insomma il desiderio di definire "Grana Padano" solo quel formaggio prodotto con materie prime ben specifiche, grazie a una tecnica e a una procedura ben definita, e in una zona di produzione altrettanto delineata. Il 1°giugno 1951, a Stresa, sul Lago Maggiore, in Piemonte, alcuni tecnici e operatori caseari europei siglarono una convenzione, nella quale indicarono le norme precise della denominazione dei formaggi e le loro specifiche caratteristiche. In questa occasione il formaggio “grana lodigiano” venne distinto in due tipologie, ritrovabili oggi in Grana Padano e Parmigiano Reggiano. Il 18 giugno 1954, su iniziativa di Federlatte (Federazione Latterie Cooperative) e di Assolatte (Associazione Industrie Lattiero-Casearie) nacque il Consorzio per la tutela del Formaggio Grana Padano, in cui si riunirono tutti i produttori, gli stagionatori e i commercianti del prezioso formaggio. Il 30 ottobre 1955 venne emanato il Decreto del Presidente della Repubblica n.1269 relativo al “Riconoscimento delle denominazioni circa i metodi di lavorazione, le caratteristiche merceologiche e le zone di produzione dei formaggi”. Tra di essi si trova anche Grana Padano. Tuttavia, fu solo con i decreti ministeriali del 1957 che il Consorzio di Tutela del Grana Padano assunse l’incarico di vigilare sulla produzione e sul commercio del formaggio. Il 12 dicembre 1976 avvenne il primo rinnovo dello Statuto, che confermò così il progetto e gli obiettivi che spinsero alla fondazione del Consorzio di Tutela Grana Padano, il cui scopo (come indicato fin dal primo statuto) fu quello di tutelare la tipicità di questo formaggio, ma anche di diffondere e promuovere il suo consumo attraverso informazioni corrette, iniziative e attività di sostegno del territorio di produzione, regolandone la distribuzione e la commercializzazione non solo in Italia ma, sempre più, anche all'estero. Nel 1996 Grana Padano ottenne dall'Unione Europea il riconoscimento DOP – Denominazione di Origine Protetta. A seguito di questo riconoscimento, la verifica dei requisiti necessari perché ogni forma possa ottenere il marchio a fuoco viene esercitata – con approvazione del Consorzio di Tutela e del Ministero delle Politiche Agricole – da un soggetto esterno, attualmente il CSQA. Tra il 2002 e il 2011 lo Statuto del Consorzio di Tutela Grana Padano venne rinnovato, rivisto e ampliato. Così, approvato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, sancì il proseguimento delle sue attività e dei suoi scopi fino alla data per ora prevista del 31 dicembre 2054.

BIBLIOGRAFIA

Abbazia di Chiaravalle

P. Tomea, Chiaravalle. Arte e storia di un'abbazia cistercense
Editore: Mondadori Electa;
Edizione: 31 dicembre 1993
Pagine: 504 p.

Abbazia di Chiaravalle

P. Angelo M. Caccin, L'Abbazia di Chiaravalle milanese - Il Monastero e la Chiesa - Storia
e Arte
Editore: Moneta
Anno edizione: 1979
Pagine: 60 p.
EAN: 2560015447637

Abbazia di Chiaravalle

M. T. Donati e T. Tibiletti, Abbazia di Chiaravalle
Anno edizione: 2005
Editore: Skira
Collana: Guide artistiche Skira
EAN: 9788876240201
Pagine: 136 p., ill. , Brossura

Abbazia di Chiaravalle

L. Facchin, Abbazia di Chiaravalle Milano
Editore:SAGEP
Pubblicazione: 01/01/2011
Genere: Architettura
Pagine: 24 p.
EAN:9788863731132

M. Addomine, Ancora sull’orologio astronomico di Chiaravalle
Pubblicazione: Anno 2007
https://www.academia.edu/6202402/Lorologio_astronomico_di_Chiaravalle
Pagine: 14 p.

SITOGRAFIA

www.granapadano.it
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