Grana Padano, consumi record nelle famiglie italiane. Quota di mercato oltre il 51% nel bimestre febbraio-marzo 2026
28/05/2026
Vola la spesa degli italiani nel bimestre febbraio marzo 2026: acquisti in aumento del 31,4%. Berni: «Mai registrato un posizionamento così favorevole nel rapporto qualità-prezzo».
«Nell’ultimo decennio non abbiamo mai registrato un posizionamento così favorevole nel rapporto qualità-prezzo del Grana Padano, che mai aveva superato nelle famiglie il 51% di share. Dobbiamo fare di tutto perché duri più a lungo possibile e non sarà certo facile, ma, intanto, godiamoci questo momento così favorevole nei consumi interni». Con queste parole il Direttore Generale del Consorzio del Grana Padano, Stefano Berni, ha commentato i dati del primo trimestre dell’anno e, soprattutto, del bimestre febbraio-marzo 2026, che confermano una crescita senza precedenti della DOP sulle tavole degli italiani.
«Entrando nel dettaglio del periodo gennaio-marzo 2026 gli acquisti diretti delle famiglie italiane, che rappresentano poco meno del 60% del consumato totale in Italia, hanno premiato in modo netto – ha spiegato il Direttore Generale – il Grana Padano, cresciuto del 28,2%. Nello stesso periodo il Parmigiano Reggiano ha registrato un calo del 16,9%, mentre i formaggi similari sono diminuiti dell’8,5%».
Il Grana Padano ha così raggiunto, nel primo trimestre, una quota del 50,3% del totale della spesa delle famiglie italiane nel comparto dei “duri”. Il Parmigiano Reggiano si è attestato al 26,1%, mentre i similari hanno rappresentato il 23,6%.
«Il trend è risultato ancora più marcato nel bimestre febbraio-marzo, quando il Grana Padano – come ha fatto notare Berni – ha segnato una crescita del 31,4%, arrivando addirittura al 51,6% di share nelle famiglie italiane. La DOP è cresciuta in maniera significativa in tutti i canali distributivi: negozi specializzati, supermercati e discount».
Che cosa c’è dietro questo trend così positivo
A incidere sui risultati ha contribuito, come ha precisato Berni, anche il periodo pasquale, con marzo caratterizzato dagli acquisti propedeutici alle festività. Un ruolo determinante è stato giocato soprattutto dal differenziale di prezzo rispetto al Parmigiano Reggiano, pari mediamente a 7,7 euro al chilogrammo. Ha pesato anche la diversa percezione qualitativa dei consumatori nei confronti dei formaggi similari che, essendo venduti mediamente ad appena 1,6 euro al chilo in più rispetto al Grana Padano, non sono risultati particolarmente attrattivi per le famiglie italiane. Diversa, invece, la situazione nella ristorazione e nel canale del prezzo, dove la quota dei similari supera il 50%.
Il Direttore Generale ha, inoltre, evidenziato l’importanza di mantenere sotto controllo l’equilibrio produttivo, auspicando che «le produzioni continuino nell’intelligente trend al ribasso registrato ad aprile» e che «i prezzi al consumo restino ben accettati dai consumatori italiani».
