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Consumi in volata nel Retail: «Gli italiani ci premiano, ora più tutela contro i similari»

Nel primo bimestre del 2026 le vendite al dettaglio di Grana Padano in Italia sono cresciute dell’11,1%. I similari sono risultati in lieve calo ma resta il problema della chiara riconoscibilità tra DOP e non DOP.

Crescono a doppia cifra i consumi di Grana Padano nel retail italiano. A febbraio 2026 le vendite hanno evidenziato un aumento del 12,6% (incluso il Trentingrana) che ha consolidato un trend decisamente positivo degli ultimi mesi. In parallelo è arretrato il Parmigiano Reggiano ( -14,8%) e sono calati anche i formaggi similari ( -5,2%) pur mantenendo una quota rilevante. Lo ha resto noto il Direttore Generale del Consorzio del Grana Padano, Stefano Berni, sottolineando i dati con soddisfazione ma anche con attenzione per gli scenari futuri.

«Lo share del Grana Padano ha raggiunto il 48,5% del totale dei formaggi “duri”, contro il 27% del Parmigiano Reggiano – ha spiegato Bernie il 24,5% dei similari». «La crescita a doppia cifra nel retail – ha detto il Direttore Generale – è un segnale inequivocabile: il consumatore continua a scegliere il Grana Padano perché riconosce il valore della DOP».

 

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Stefano Berni, Direttore Generale
Consorzio Tutela Grana Padano

Nel bimestre gennaio-febbraio 2026 le vendite al dettaglio di Grana Padano in Italia sono avanzate dell’11,1%, mentre il Parmigiano Reggiano ha registrato una flessione del 13,4% e i similari un calo dell’1,4%.

Il Sud Italia si conferma il primo mercato in termini di crescita con oltre 308mila forme e un progresso del 15,1%. Il Nord–Ovest segue con circa 72mila forme e un incremento del 7,6%. Il Centro–Sud registra oltre 59mila forme e un +9,9%. Il Nord–Est si attesta su circa 40mila forme con una crescita del 7,8%.

Il grattugiato e il senza crosta vantano una quota del 38% nel retail

Particolarmente significativa la performance del grattugiato e del senza crosta, che nel primo bimestre dell’anno sono cresciuti del 15,3% raggiungendo nel retail una quota record del 38%. «Il grattugiato è ormai una componente strutturale del mercato – sottolinea Berni –. Parliamo di un segmento che intercetta nuovi stili di vita: praticità, velocità in cucina, riduzione degli sprechi. Se si considera che nel cash & carry il grattugiato rappresenta oltre l’85% in Italia questo segmento supera largamente il 40%».

Il nodo dei similari

Accanto ai risultati positivi, resta centrale il tema dei formaggi similari, che con uno share del 24,5% del mercato dei “duri” si avvicinano sempre più alla quota del Parmigiano Reggiano.
«Il dato dei similari va letto con grande attenzione – afferma Berni –. Nonostante la recente flessione, restano prodotti molto presenti sugli scaffali e spesso vengono percepiti dal consumatore come alternative alle DOP, anche quando non lo sono».

Secondo il Direttore Generale il rischio principale è legato alla chiarezza informativa: «Il problema nasce quando il consumatore non è messo nelle condizioni di distinguere con immediatezza – precisa –. tra un prodotto DOP e uno che non lo è. La trasparenza è fondamentale per garantire scelte consapevoli».

Un tema destinato a diventare ancora più attuale nei prossimi mesi con l’arrivo sul mercato di nuove produzioni di similari. «Sappiamo che quantità significative di formaggi similari prodotti nei primi mesi di quest’anno saranno pronti per la vendita entro l’estate – spiega Berni –. Questo significa che la pressione competitiva potrebbe aumentare sensibilmente nella seconda parte del 2026».

Da qui l’impegno del Consorzio del Grana Padano: «Al ministero dell’Agricoltura della sovranità alimentare e forestale – sottolinea il Direttore Generale – chiediamo interventi chiari che rendano immediatamente riconoscibile l’origine e la natura del prodotto. Il consumatore deve sapere esattamente cosa sta acquistando. Il Grana Padano è legato a un disciplinare rigoroso, a un territorio e a una filiera controllata. Sono elementi che non possono essere replicati dai similari e che devono essere comunicati con chiarezza».