SEGNALI DI RIPRESA NEL LATTIERO CASEARIO, MA ATTENZIONE…

20/09/2016

SEGNALI DI RIPRESA NEL LATTIERO CASEARIO, MA ATTENZIONE…
Finalmente qualche squarcio di sereno nel lattiero caseario italiano.
Anticipato in primis dalla incoraggiante ripresa del Parmigiano Reggiano, che ha beneficiato delle importanti uscite pre e post natalizie 2015, e dalla sostanziale tenuta delle quotazioni del Grana Padano, la decisione delle UE di premiare le riduzioni con un incentivo che per le aree nord europee è sicuramente stimolante...

Finalmente qualche squarcio di sereno nel lattiero caseario italiano.

Anticipato in primis dalla incoraggiante ripresa del Parmigiano Reggiano, che ha beneficiato delle importanti uscite pre e post natalizie 2015, e dalla sostanziale tenuta delle quotazioni del Grana Padano, la decisione delle UE di premiare le riduzioni con un incentivo che per le aree nord europee è sicuramente stimolante, più di quanto non lo sia per l’Italia, viste comunque le storiche differenze di prezzo pagato alla stalla grazie ai minori costi di produzione, da qualche settimana ha ripreso vigore il prezzo dei derivati, panna e siero, e soprattutto il valore del latte spot.

Ciò ha consentito di riprendere la marcia al rialzo anche del Grana Padano, aiutato dai consumi esteri in decisa crescita e dalla ripresa dei consumi italiani che nei primi mesi del 2016 risultavano stagnanti, dal conseguente calo delle scorte che si erano accumulate nei primi quattro mesi del 2016 a causa anche della crescita produttiva che sfiorava il 5%.

Poi da maggio le produzioni di Grana Padano hanno smesso di crescere così vistosamente e ciò, insieme agli altri positivi segnali prima citati, ha contribuito alla positiva tendenza di queste ultime settimane.

È quindi una ripresa complessiva del lattiero caseario che è ancora timida e che abbisogna di conferme e consolidamento.

Evitiamo quindi di commettere l’errore dei mesi scorsi, se non si vogliono vanificare questi positivi segnali, rincorrendo di nuovo la produzioni eccedendo nelle quantità. Gli esiti del post 1/4/2015 erano prevedibili ed anche le dimensioni dell’entità della presente crisi erano state dal sottoscritto ampiamente anticipate e divulgate e a distanza di un anno e mezzo il sistema europeo e ancor di più quello italiano ha reagito, ma sono stati 18 mesi di lacrime e sangue e sarebbe da sprovveduti non aver tratto, scottati sulla propria pelle, gli insegnamenti da queste esuberanze produttive così penalizzanti per tutti.

Occorre perciò far tesoro di tutto ciò ed assumere quei comportamenti virtuosi che consentono di evitare passi indietro letali.

Per i produttori latte soci di cooperative occorre senza indugi ascoltare e rispettare i piani che ogni cooperativa si dà, e per quelli che vendono il latte all’industria orientarsi secondo gli indirizzi e i bisogni che gli acquirenti del loro latte indicano.

Vanno evitate cioè, in tutti i modi, le spinte di crescita produttiva che le singole stalle potrebbero, visti i prezzi più incoraggianti, predisporsi a programmare, perché occorre produrre per il mercato e non solo per le proprie intenzioni o ambizioni.

Questi momenti di maggior respiro vanno invece usati, questo sì, per verificare le performances delle proprie aziende e migliorarle laddove si individuano gli spazi di efficientamento. A cominciare dalla razione e dai costi alimentari dove si è testato esserci spazi consistenti (invito tutti a rileggersi i risultati dello studio denominato “filigrana” in cui è ben chiara l’utilità della miglior gestione delle trincee di silomais e della razione in generale mediante la misura dei contenuti nutrizionali in linea con strumenti NIR adeguati e relativa ottimizzazione della ricetta, implementando il concetto di “precision feeding”) dalla gestione sanitaria della mandria, dalla densità, così deleteria quando eccessiva, della stessa e dalla rimonta. Occorre cioè orientarsi all’innovazione della gestione aziendale secondo i moderni sistemi di precisione della gestione globale dell’azienda zootecnica. Guai e ripeto, guai pensare di essere riusciti a far emergere la testa, riprendere a galleggiare, pensare che non si torni più all’insopportabile pesantezza di poco fa, e quindi ci siano chissà quali spazi nuovi per crescere le produzioni. Sarebbe un karakiri degno dell’“Ultimo dei Samurai”, ma assai meno epico e glorioso.

Perciò godiamoci questa ripresa ma usiamola con lungimiranza e intelligenza e soprattutto con illuminato spirito imprenditoriale, per attrezzarci, migliorarci ed evitare periodi bui come quello da cui sembra si stia finalmente uscendo.

E soprattutto non costringetemi sconsolato a dire ancora tra qualche mese “… lo avevo detto”.

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